Carcere Mamertino e Tulliano

Ieri mattina ho fatto il turista nella mia città: ho acquistato un biglietto ( costo 10,00 euro) e ho visitato il carcere Mamertino e Tulliano, prigione tra gli altri, dei Santi Pietro e Paolo.

Era una mattinata splendida, avevo accompagnato prestissimo le mie figlie a scuola ed in giro c’era pochissima gente.

Passeggiando per una via dei Fori ancora stranamente deserta, andando dal Colosseo a Piazza Venezia, giro verso la seicentesca chiesa di San Giuseppe dei Falegnami ( che sovrasta la struttura del carcere) e aspetto l’apertura del museo.

Uno dei più importanti complessi archeologici del Foro Romano, si trova a ridosso delle pendici del Colle Capitolino. Il Carcer Tullianum è strutturalmente connesso con il sistema difensivo del Colle Capitolino a partire dall’età arcaica. Fungeva da luogo di reclusione dei nemici del popolo romano (Urbs) condannati a morte.

I sottorranei sono ambienti claustrofobici, luoghi in cui ancora si respira la sofferenza dei condannati e le atrocità commesse. Prima di essere inglobato nel Carcer, il Tullianum era una struttura connessa con l’elemento Acqua. Acqua che raggiunge il suolo provendo dalle profondità oscure della terra, acqua che risale attraverso un foro.

E’ suggestivo pensare che l’acqua del Tullianum (Acqua Tulliana) sia quella presente nel racconto del tradimento di Tarpea. La giovane romana figlia di Spurio Tarpeio, comandante della rocca capitolina, incontra Tito Tazio, capo dei Sabini, presso una fonte, verso la piana che ospiterà poi il Foro Romano. Segue il tradimento e la punizione: Tarpea è uccisa seppellita viva sotto il cumulo degli scudi sabini. Anche il padre, ritenuto colpevole di aver perso la postazione, è giustiziato per mezzo degli stessi Romani facendolo precipitare dalla rupe che prenderà il nome di sua figlia (Rupe Tarpea appunto) oggi identificata nella parte del Colle Capitolino sovrastante il Carcer Tullianum.

Come specificano le fonti letterarie latine e greche, il monumento è composto da due nuclei edificati in due momenti diversi, il Carcer durante il regno di Anco Marcio (675-618 a.C.), il Tullianum durante quello di Servio Tullio (578-539 a.C.).

Con Carcer si intende il vano superiore e gli ambienti attigui di età repubblicana, Tullianum è l’ambiente sotterraneo caratterizzato dalla fonte Acqua Tulliana, in età repubblicana viene poi inglobato nelle strutture del Carcer.

Probabilmente intorno al VII d.C. il Carcer-Tullianum perde la funzione di luogo di detenzione e diviene luogo di culto cristiano. A partire dal sec. XI diventa la chiesa dei Santi Pietro e Paolo in Carcere, che secondo la tradizione sarebbero stati rinchiusi nella prigione.

Nel 1540 la confraternita dei Falegnami ottiene il permesso di costruire una chiesa in onore del patrono San Giuseppe, sullo stesso luogo dove sorge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo in Carcere, ormai in rovina. Tra le condizioni da rispettare, restaurare la chiesa e continuare ad officiarla.

Nel 1853, nel vano intermedio compreso tra le fondazioni della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami e la volta del Carcer, si realizza il Santuario del SS. Crocifisso, per offrire una sede degna al Crocifisso delle Carceri, particolarmente venerato dal popolo romano.

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