#inordinesparso

Sono tornati i 35 gradi, sono agitato come prima di un esame, l’avvocato al telefofono “Lu me raccomando non venì in calzoncini!”
Ok decido allora di indossare l’alta uniforme: jeans neri e maglietta nera, alla fine Armani c’ha campato na vita!
L’avvocato me imbruttisce, per via dei tatuaggi in vista, “aho accanname!” gli rimando con lo sguardo.
L’atmosfera è tesa, siamo in un quartiere elegante di Roma, lo studio enorme e bellissimo.
Ci sediamo in una grande sala riunioni, c’è parecchia gente, sono agitato. Coppiette, sciacalli in giacca e cravatta, na serie de facce da cazzo.
Faccio roteare la penna tra le dita, è tutto deciso e studiato , prova a tranquilizzarmi l’avvocato.
Iniziamo, termini giuridici, ansia.
Su una sedia vuota in fondo allo studio, vedo seduta lei, il volto austero, mi guarda.
Sono giorni che ci penso, ci sono persone (poche per fortuna) con cui mi sento in forte connessione, anche se a volte me fanno o mi hanno fatto rosicà.
La guardo, la mia bocca è asciutta, niente saliva, non riesco a deglutire, ho paura.
-“Allora prima di procedere, ci sono dichiarazioni da fare?”
-” Io” Dico sperando che nessuno si accorga che mi trema la voce.
L’avvocato mi stranisce.
-” La riscatto io, casa di mia nonna, me la ricompro io!”
Cala il gelo, brusio, in fondo, sulla sedia non c’è più nessuno, però me la sento vicino.
Non era la nonna che ti preparava i biscottini e ti insegnava la ricetta con cui poi anni dopo avresti spaccato il cazzo a tutti “come la faceva mia nonna, i sapori di una volta!”
Era tosta, lavorava sodo, aveva costruito tanto,e me ne diceva di tutti i colori, poi però le passava subito, ma io rosicavo.
D’altronde lei ariete, io capricorno: rapporto complicato.
Nello studio c’è ancora brusio.
“È sicuro di quello che dice Di Giorgio?”
Il notaio m’ha rotto i coglioni.
” Dottor Di Giorgio!” Faccio er coatto.
L’avvocato ha un colorito bianco cadavere, si deterge la fronte con un fazzoletto di stoffa.
Firmo, pago parte di quello che devo e mi prendo le chiavi.Non erano questi di sicuro i miei piani, ma a volta il sangue te chiama.
Seduto nel salotto polveroso di casa, ripenso ai Natali trascorsi qui.
Odore di miele e frittura, chiacchericcio, tg2 fisso, mi padre addormito sul divano, io con mio cugino fuori in balcone a fumare, bicchiere in mano e testa piena di sogni. Ero felice.
Quadri in bianco e nero che mi fissano. Ho un pò di suggestione, me ce mancano solo i trisavoli.
Mentre sto per chiudere la porta:
-” ciao nonna, non me ringrazià, tanto non lo avresti fatto!’
-” ciao Lu, bonanotte’
Appunto! Non se smentisce mai!