#inordinesparso
L’area giochi dei bimbi è deserta, l’altalena dondola solitaria spinta dal vento.
È l’imbrunire, seduto sulla panchina vedo la finestra della casa di fronte a me illuminarsi.
L’ombra del guardiano del parco fa capolino dal vetro, la facciata dell’edificio è austera, ma con un fascino tutto suo.
Faccio per alzarmi, ho dolore alla gamba, afferro la stampella e vittorioso sulla mia indolenza, prendo la via del ritorno.
“Portami a casa!”
Mi giro di scatto e vedo un bimbo riccio di capelli, un po’ pienotto e con dei fumetti in mano, aveva gli occhi pieni di lacrime.
“Portami a casa per favore, sono rimasto solo!”
Sono io bambino, con su un cappotto della Lebole.
Mi tende la mano e me lo abbraccio.
“Ti cercavo da un po’ gli rispondo, ero in ansia, va tutto bene, namo a casa!”.
