Sulla cima dell’Olimpo

#inordinesparso

Sono molti anni che seguo un percorso di psicoterapia. Sempre terapeuta Junghiano, devo dire che i primi tempi mi è stato davvero di grande aiuto.

Inoltre ho imparato che sognare serpenti non è una cosa terribile come i nostri retaggi socio antropologici hanno sempre voluto farci credere, o meglio, dipende dal sogno.

Poi c’è da annoverare la lentezza e i silenzi, spesso il non saper che dire e parlare del tempo per i riempire i vuoti, ma sembra che in flusso di coscienza tutto faccia brodo.

Ora c’è una cosa che proprio continua a suonarmi strana, dal mio modesto punto di vista: perchè ancora con questi miti greci?
Si si lo so, gli archetipi, poi la stessa scienza della Psicologia prende il nome da Psiche la fanciulla divenuta dea dopo un percorso di consapevolezza.

Ma tipo Zeus, che archetipo dovrebbe essere? Quello del padre? Ma al massimo può essere l’archetipo del Malessere: ci provava con tutte e poi Era, la moglie mica se la prendeva con lui, no puniva la malcapitata di turno.

Oppure Atena, la razionalità? Ma era una rosicona che trasforma la povera Aracne in un ragno e pure infame che punisce Medusa sua sacerdotessa, quando avrebbe dovuto prendersela con Poseidone.

Capisco la povera Medusa, lo sguardo che pietrifica è una difesa contro un mondo di merda che l’ha ferita.

Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”  diceva Sallustio.

Forse per  alcuni traumi o risposte al trauma è più diretto spiegarle prendendo ad esempio un Olimpo simpatico solo nel cartone animato Pollon.

La mia certezza invece è che più vado avanti più sono pieno di dubbi.

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