#inordinesparso
Arriva un punto in cui lei si devi rendere conto che la psicoterapia classica non è più sufficiente!
Cosa intende dottore? Devo andare dallo psichiatra?
Esatto.
Me lo dice freddo, asettico, guardandomi negli occhi che io mi mettevo sempre sulla sedia dopo che sul lettino mi ero addormentato e avevo iniziato a russare.
Me lo dice come se fossi un pacco da scaricare altrove, una rottura di coglioni, qualcosa di cui liberarsi.
Ma quello mi riempie di pastiglie, non voglio essere uno zombie! continuo ma oramai ero tra il deluso ed il rassegnato,non avevo troppa voglia di tenere il punto, tanto avrei fatto come mi pare.
Troverà il dosaggio giusto per lei non si preoccupi, lo sa bene che non può continuare così!
Il mio malessere non è a senso unico, a volte sono molto giù, ma riesco dopo qualche ora e senza l’aiuto di stabilizzatori dell’umore e tornare in sesto.
Capita che mi incanto e sogno ad occhi aperti, soprattutto al mattino. Mangio compulsivamente, mi viene da piangere appena sento una canzone che mi smuove qualcosa, mi sono commosso anche guardando l’ultima serie di Zerocalcare (c’era pure Vasco Brondi, bene!).
Non sogno più, per colpa della macchinetta per l’ossigeno, prima di indossarla la sera mi viene lo sconforto.
Quando tolgo gli apparecchi acustici invece rimango tipo in una bolla, le orecchie fischiano ed è tutto ovattato poi subentra l’istinto di sopravvivenza e quel poco di udito che mi è rimasto si mette in modalità on.
A cosa sta pensando Luca?
Guardo una stampa appesa alla parete del suo studio, è in bianco e nero, con una città stile industrial sullo sfondo, mi piace molto.
I search for you on the other side, where the river runs clean and wide…canticchio.
Di chi è? Mi chiede sinceramente incuriosito
E’ una canzone di Bruce Springsteen gli rispondo.
Me la canticchio a volte, sperando di raggiungere il me bambino, vorrei dargli consigli su come non essere l’adulto incasinato che sono.
E servirebbe? Replica
Lo guardo con un mezzo ghigno, è finita l’ora dottore!
Mi allunga il biglietto da visita del collega psichiatra, mi prometta che lo chiamerà!
Certo, arrivederci dottore e grazie.
Che qui servirebbe una di quelle belle frasi motivazionali del cazzo, o gli occhioni lucidi e contriti con il pianoforte di Einaudi in sottofondo. Il punto è che non sono un cazzo e non so un cazzo di te e se anche lo sapessi non saprei comunque cosa dire, che non c è nulla da dire, magari ascoltare, che servirebbe comunque poco, che a volte si sta male e punto. Che stare al mondo sarà anche bellissimo ma è tutto un gran casino, che quando sono a tentoni nel buio, io rallento e mi fermo. Che va anche bene stare fermi e non fare niente, che passa ma non passerà, e allora con quella roba lì indefinibile a cui tutti i dottori provano a dare definizione, misura, peso, altezza, si ha da entrare in confidenza anche se è un ospite che puzza già al primo giorno, che siamo puzza ma che sappiamo anche profumare profumare. Che bho, siamo un po’ tutti disagi che camminano, o almeno io lo sono
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Lo sono anche io tranquilla, l’importante è saper danzare con i propri fantasmi e farseli amici. I dottori, alcuni almeno, tendono a metterti delle etichette, così tu ti culli sapendo che sei quella roba lì e che non puoi più uscirne, la usi come coperta di Linus. È che siamo complessi e fragili e fracichi a volte. Una cosa bella però è essere visti da qualcuno che a volte non è nemmeno chi ti conosce. Essere visti è importante e grazie per queste parole quindi. Non è vero che non sei un cazzo, conoscenza e riconoscenza, anche se non è di persona, è importante lo stesso . Notte
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