Seduto al solito tavolino, arrivo senza accorgemene alla seconda Ceres.
Piove che Iddio la manda.
Dall’altro lato della strada ci sono le finestre della mia guest house. Tutte illuminate e sorrido, era quello che volevo: calore e gente felice, o almeno spero che lo sia.
Ombre dei clienti che passano veloci, la mia stagione preferita appena iniziata, spooky vibes.
Mimmo il proprietario sta rannicchiato sullo sgabello della cassa. Siamo solo io e lui. Mi da le spalle, ma capisco che si è abbioccato.
Sorrido ancora, ripenso a mio padre che dietro la cassa del bar a quell’ora s’abbioccava sempre.
“Aho vattene a casa che questa nun è aria che porta in paradiso!” Lui sobbalza come destato dopo ore di sonno, non capisce , d’altronde Mimmo è cinese e ha vissuto 20 anni ad Afrogola con il negozio de cineserie, per le battute da bar ci vuole tempo.
Mi finisco la ceres fuori, al riparo sotto un balconcino così può chiudere.
Il rumore della serranda che s’abbassa:
“Lu voi comincià a annà a casa?”
“No papà t’aspetto, namo insime!”.
