#inordinesparso, 20 settembre ’25
Musica in lontananza, sembrava Wicked Game, le nuvole basse, odore di pioggia estiva e vento leggero.
Il vecchio scooter parcheggiato come un monumento alla cazzate che furono.
Pochi pensieri, più che altro sensazioni, le orecchie che fischiano. Ti senti come quando sogni qualcuno che ti parla, ma non capisci quello che dice.
Vorrei solo dormire un sonno tranquillo, senza graffiare continuamente la mia testa rasata per ancorarmi alla realtà.
Un paio di boomer che mi dicono: “ma tu cosa vuoi fare da grande?”. Quando la vita mi darà tregua ve lo dirò, coglioni!
Il camposantaro o il bibliotecario sarebbero stati lavori adatti alla mia indole, mi hanno scelto altre strade.
Poteva andarmi peggio: non avere empatia per esempio.
Amo la mia vita con tutte le sue incoerenze, le mie figlie, villa Borghese, vestirmi di nero, qualcuno che non vedo ma c’è e questo mi basta, poi si ricomincia sempre.

direi che la canzone “A casa di Luca” di Silvia Salemi (di cui non riesco a copiare qui il link) è perfetta per l’occasione! Un abbraccio
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