Quer fattaccio brutto de Portonaccio

#inordinesparso

Parecchi anni fa, ero un giovane studente universitario, bloccato da mesi su un esame che non è che non riuscivo a superare, proprio non mi andava più, mi ero stancato, mi annoiavo a morte.

Lavoravo contestualmente al bar con mio padre e un mattino come tanti uguali, ma di quelli grigi con le nuvole basse che facevano ton sur ton con i palazzi del mio quartiere, si parlava di un fattaccio avvenuto in zona la sera prima.

Un signore che conoscevamo tutti ( i quartieri di Roma spesso si trasformano in piccoli posti di provincia e se ci sei nato, cresciuto e magari ci lavori pure, non sei più in una megalopoli, ma ar paese) si era gettato giù dal balcone, togliendosi la vita.

La cosa più brutta fu il racconto dei vicini che disserro di averlo sentito gridare “Oddio ma che cazzo ho fatto!” .

Si era reso conto, ma era troppo tardi e non poteva più tornare indietro.

Questa storia scosse tutti parecchio, fino a quando uno storico avventore del bar, per smorzare la tensione se ne uscì con “senti, io sto senza na lira, ma la vita è troppo bella, io so fro*io de a vita mia!”

Sorrisi amaramente, come tutti in quel momento, poi le massime da bar mi calmavano sempre, come una sorta di vademecum ancestrale.

Ancora oggi a distanza di anni però, penso al valore delle scelte irreversibili, a quello come se deve esse sentito quando si era pentito, ma ormai era fatta.

A una mamma che conosco, sul letto di ospedale della figlia, con una sentenza che farebbe impazzire tutti, ma nonostante questo trova la forza per distrarla e non cedere alla tristezza.

In generale al coraggio e alla levatura morale (si alle palle che ce vonno) per portare avanti quello in cui credi, spesso da solo, a fare scelte senza mai dover correre il rischio di gridare: “Oddio ma che cazzo ho fatto!”.

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