Luna (parte 2)

#inordinesparso

Il sole tramontava e quando uscì la luna, Lucia sentì una voce, forse era una fattura…

Il cugino aveva letto il whatsapp di primo mattino, salvo poi rispondere la sera prima di coricarsi

Erano coetanei, lui aveva trascorso due anni a Roma per studiare legge, ma aveva dato solo inglese e filosofia del diritto, a quel punto partì come vfp1 per l’esercito e dopo un ulteriore anno di rafferma e sei mesi a Londra a cazzeggiare, se ne tornò a Manduria.

Si svegliava alle 4 del mattino, coltivava la terra, ne raccoglieva i frutti e poi insieme agli anziani genitori la vendeva al piccolo negozietto al centro del paese.

“Era ora che ti facevi viva, ti vengo a prendere in aeroporto”.

Era il suo whatsapp di risposta, Enzo aveva sempre avuto un debole per lei, ma un sentimento casto, tra cugini, era sempre stato molto protettivo soprattutto dopo la morte di suo padre.

Il Prof invece non aveva proprio risposto al messaggio, avviso’ anche il dipartimento per stare più tranquilla.

Prenotò un volo per Brindisi, per diverse notti fece sempre lo stesso sogno, ma ogni volta con sfumature diverse e puntuale terminava con lo scampanellio della bici, lei che si girava e non vedeva nessuno.

Solo una sera sogno lei piccola, a 5 anni che piangeva perché si era persa, ad un tratto sente la mano della sorella maggiore che la consola e la prende con sé, aveva pianto dopo quel sogno.

Sull’aereo era seduta accanto ad un commercialista di San Severo, un bell’uomo sui 50, bel sorriso e parlantina da piacione, andava a Brindisi per lavoro, si presero per il culo per i rispettivi dialetti, anche se lei oramai  aveva l’accento romano.

Si scambiarono il numero, ridendo della gen z che adesso si scambia Instagram, ma convenendo che sono più smart e con meno paure della loro.

L’aeroporto di Brindisi la metteva sempre di buon umore, tutto colorato.

Enzo la aspettava fuori,lungo il tragitto non parlarono molto, l’ultima volta che si erano visti avevano discusso parecchio e qualcosa era rimasto tra i non detti.

Presero un caffè al Bar Marti ancora senza parlare, poi si sorrisero:

“Ti aspetto stasera a cena”

“Grazie cugino, anche per la macchina” rispose lei.

“Mi raccomando riportala intatta”.

Le lascio le chiavi e si abbracciarono.

To be continued…

Lascia un commento