Luna (parte 3)

#inordinesparso

E non hanno a che fare co i soldi o col potere, le tre ricchezze rare che solo tu puoi avere…

La macchina di Enzo era sintonizzata su Radio Subasio e lei  sorrise di questo mentre si immaginava il cugino che faceva il fenomeno con le tipe.

Il casolare era a metà strada tra Manduria e Oria e non era messo così male come lo ricordava e lo aveva sognato.

Enzo sapendo del suo desiderio con un paio di ragazzi che lavorano nei campi con lui, aveva dato una bella pulita al prato intorno con il decespugliatore, ma le aveva consigliato in ogni modo di fare attenzione agli interni, non ci era entrato e poteva esserci di tutto: topi e serpentelli di campagna, lei ormai era cittadina e sicuro le sarebbe venuto un infarto.

Lasciò la macchina davanti al cancello e prosegui a piedi, il cicaleccio era assordante e consolatorio, entrò piano nella casa, sul camino vide i due bicchieri Goti che aveva sognato, aveva un po’ di ansia, non salì al piano di sopra per il momento, i sogni l’avevano suggestionata parecchio e non voleva trovarsi di fronte il fantasma di qualche antenato.

Prese una sedia e si sedette all’ombra dei due fichi con i rami intrecciati, vedeva il grande mandorlo ai piedi della vigna, li  sotto giocava sempre insieme a sua sorella quando erano bambine, raccoglievano fichi e si rincorrevano, si rilassò e di getto mandò un messaggio a Lucia.

Lucia viveva a Londra da anni, faceva il medico al St. Mary’s Hospital, a Paddington, non si parlavano da quando era morto il padre.

Lei il padre non lo aveva mai perdonato:se ne era andato senza salutarla, non le aveva dato ascolto quando gli si raccomandava di non andare in giro in bici che la città è pericolosa e maledetta. Testa dura, la merda che lo aveva investito non aveva sentito lo scampanellio né la sua voce, neanche quando chiedeva aiuto.

Lo aveva lasciato in terra a morire, lui che gridava, nessuno che lo ha soccorso.

O meglio al Pronto Soccorso dell’Umberto I quella sera era di turno Lucia e quando portarono il papà in fin di vita fece di tutto per non sclerare e dare di matto.

Gli strinse la mano e non riuscì a dire una parola. Quella sera chiamò la sorella ininterrottamente ma lei non rispondeva.

Luna era a cena con il Prof che ancora non aveva rivelato la sua natura da viscido sudicio, sposato e faccia da merda e poi con Lucia aveva discusso per una cazzata ed erano settimane che non si parlavano, silenzi punitivi, educazione anni 80.

Finché lesse il messaggio: “Stronza rispondi papà ha avuto un incidente grave, vieni subito al Pronto Soccorso!”

Piantò in asso il Prof mentre era nel pieno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, inforcò lo scooter e corse all’Umberto I.

Troppo tardi.

To be continued…

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