Luna (parte 4)

#inordinesparso

Era una luna strana, un po’ intellettuale e incominciò a parlare, di civiltà globale…

Il telefono notificava continuamente messaggi whatsapp, ed in più non la smetteva  di vibrare.

Luna si destò dal sonno che era l’imbrunire, con gli occhi ancora stropicciati le era parso di intravedere una giovane donna vestita di nero, scalza e con le spalle scoperte. Lunghi capelli e un viso dolce che la guardavano, fece per cacciare un urlo ma aperti completamente gli occhi, quell’immagine sparì.

Aveva il cuore a mille, si alzò di scatto dalla sedia, si era appisolata sotto gli alberi di fichi.

Le mani le tremavano e sperava che quella mezza visione fosse lo strascico di un sogno che però non ricordava.

Aveva tanti messaggi su WhatsApp:

“Gioia mia, a la zia ma non vieni a cena? ,Enzo mi ha detto che sei qui!”

“Cugina, tutto ok? Ti hanno rapito i fantasmi? Vuoi che passo?”

“Ehi pugliese del sud oramai romanizzata, ma ci vediamo ad Oria per bere una cosa insieme? Un saluto. Michele dell’aereo se non ti era salvata il numero. (Faccina che ride da millenial)”.

“Dott.ssa Morgante,  dobbiamo parlare, quando avrà sbrigato le sue cose, prenda un appuntamento con la mia segreteria”. Prof Rinaldi- Dipartimento Storia Medievale e Moderna.

Non ebbe il coraggio di entrare in casa a riposare la sedia, corse verso la macchina di Enzo e si catapultò dentro. C’era un ultimo messaggio che non aveva letto:

“Anche tu mi manchi stronza! Che combini a casa di nonna, mi devi raccontare! Se ti sei presa qualche giorno dal lavoro vieni a Londra a trovarmi, ti presento Amy la mia compagna e soprattutto stiamo un po’ insieme e recuperiamo tutto questo tempo, ti voglio bene. P.s che bello che mi hai sognata, anche a me succede spesso con te. P.p.s. il biglietto te lo compro io, altrimenti ti inventi una scusa e non vieni!”

Mise in moto e andò verso il centro di Manduria dove era la casa degli zii, guidò ancora frastornata da tutto, ma era felice del messaggio di Lucia e del resto se ne fregava, voleva rispondere solo a Michele, ma si sarebbe presa il suo tempo.

Cenarono in salotto, Enzo era di buona compagnia, fece qualche battuta sulla casa in campagna ma poco dopo la salutò che al mattino la sveglia suonava presto, però le disse che il giorno dopo avrebbero cenato fuori insieme a qualche amico d’infanzia.

Ne fu felice, salutò il cugino con un abbraccio e aiutò la zia a sparecchiare, di sottofondo un programma della De Filippi. La zia le diete un bacio sulla guancia e le impose  di andare a coricarsi, aveva sistemato la vecchia camera di Enzo per lei, poteva stare lì tutto il tempo che voleva.

Casa degli zii era un vecchia palazzina con le mura color ocra, su due piani, nella corte interna c’era una palma enorme. Enzo aveva l’appartamento sotto e sopra vivano gli zii.

La nonna lasciò quella casa a loro e la casa in campagna a suo padre, era tutto ciò che le rimaneva di lui.

Prima di andare a dormire chiese alla zia:

“la zia, ma sai qualcosa di streghe nella nostra famiglia?”

Lei si giró di scatto e la guardò in un modo che le fece paura, rispose in dialetto:

“io non so niente di questo, anche tuo padre era fissato con queste storie, e tua nonna prima di lui, lasciate perdere queste cose!”.

Poi le diede un altro bacio e le augurò la buonanotte.

To be continued…

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