#inordinesparso
È il passo di chi danza, la danza tarantata e tu ce l’hai nel sangue, sei nata già imparata*
Aveva voglia di passeggiare al mare, Oria le piaceva, ma invitò Michele ad allungarsi fino alla spiaggia di San Pietro.
Presero una bottiglia di vino al MoMá e si sedettero nella parte di spiaggia libera a fianco, era il tramonto, la stagione ancora non era partita del tutto e a quell’ora sì stava bene.
Michele si rivelò alla mano, battuta pronta e spigliato, ex moglie e un figlio piccolo a Roma, ma lei non voleva niente altro che quello, solo quel momento stare bene e divertirsi.
Il paraculo aveva prenotato un tavolo e una camera alla Masseria Scaledda, cosa che ovviamente lei si aspettava e per quella sera andava bene così.
Al mattino dopo si salutarono un po’ malinconici, ma entrambi con la consapevolezza che oltre quello per il momento non poteva esserci nulla: lui aveva la sua vita e la sua carriera a Roma, lei aveva preso la sua decisione e Michele si era anche offerto di seguirla sotto l’aspetto fiscale qualora avesse voluto.
Si abbracciarono poi ognuno nelle loro auto, o meglio lei in quella di Enzo con Radio Subasio e Luna sorrise.
Due giorni prima dell’ appuntamento con Michele era tornata a Roma, insieme ad Enzo avevano liberato la sua stanza e caricato la macchina. Poche cose, tanti libri.
“Passa all’università per favore” disse al cugino.
Entrò nel Dipartimento e come nei film trasferì le cose della sua scrivania in una scatola. Entrò nell’ufficio del Prof senza bussare, era al telefono e la fulminò con lo sguardo.
“Dott.ssa Morgante, non si bussa? Avevamo un appuntamento?”
” Me na vado” Replicò lei.
Lui senza mettere giù: ” Questo gesto compromette seriamente il suo concorso per Associato”
“Ma sti cazzi!”
Silenzio
“Strega bofonchiò!”
Lei si girò con un sorriso beffardo e guardandolo negli occhi mosse le dita della mano sinistra verso di lui: ” Ora ti faccio il malocchio e non ti si alza più l’uccello!”
Colpi di tosse dalla cornetta che il Prof non aveva riagganciato.
“Coglione!” Rise e chiuse la porta.
“Andiamo a casa cugino!”
Dagli zii recuperò gli incartamenti del papà sul processo alla Macara Antonia sua antenata, decise di iniziare a scrivere un libro sulle donne della sua famiglia e sul suo papà.
Con i risparmi e l’aiuto di Lucia e degli zii sistemò la casa in campagna e nel giro di tre mesi ci andò a vivere, anche se la zia non era molto d’accordo, da sola in aperta campagna, ma lei era dove doveva essere ed in quella casa si sentiva protetta e al sicuro, il suo retaggio, le radici le davano la forza di seguire la sua strada.
Aveva fatto anche domanda per insegnare storia ed italiano nelle scuole della provincia, con il suo Dottorato poteva farlo, doveva solo decidersi a comprarsi una macchina.
La bottiglia di Primitivo era finita, fuori l’aria era fredda, fece per aprire la porta d’ingresso quando sentì lo scampanellio di una bici, si giró di scatto:
“Iara a ci si veti!” (Beata a chi si vede!)
“Mamma!”
Fine.
*i versi iniziali sono della splendida canzone di Eugenio Bennato, Lucia e la luna.
A tutte le strie, le masche, le janare, le macare, le bruxas perseguitate, umiliate e uccise dall’oscurantismo, dall’ignoranza, dalla superstizione, da gente di merda.
Alle mie figlie affinché possano vivere in un mondo che permetta loro di essere quello che vogliono.
A Manduria.