Le ferie di Augusto

#inordinesparso

La musica in filodiffusione al supermercato, la sento da quando scendo dalla macchina. Il parcheggio al chiuso riservato ai clienti è semideserto, sembra l’incipit di un film horror.

È una radio locale, passa musica triste, ma non nel senso di malinconica, magari, no proprio musica di merda.

Prendo il ticket e mi avvio, la musica continua, la cassiera più tatuata di me, mi guarda con odio, vorrei sottolineare l’ovvio facendole presente che il giorno di Ferragosto sono anche io in città ma mi frega il giusto e prendo il carrello.

Clara mi gira intorno carica a pallettoni, le ho promesso che faremo dei dolci insieme e dobbiamo prendere tutto quello che ci serve incluso il necessario per la sopravvivenza di questo weekend.

Saremo soli io e lei, e un po’ per l’adhd un po’ per pigrizia, non sono mai stato bravo a sedermi con loro ed inventare giochi, mi rompevo subito, ma le ho sempre coinvolte in cucina e con libri film e fumetti, spero non mi odino in futuro.

La Roma Verdoniana deserta la settimana di Ferragosto oramai è solo un ricordo dell’infanzia e della prima giovinezza. Sono anni che non c’è più quell’immagine in cui il cicaleccio assordante si sposa con le strade deserte, i marciapiedi senza auto e l’eco delle TV accese dei pochi rimasti in città, oramai Roma si svuota un po’, ma niente rispetto a qualche anno fa.

Sono tornato da Genova, mia nipote è ricoverata al Gaslini e ho avuto tipo un groppo alla gola sia per lei che per gli altri bimbi che ho visto.

Il Gaslini è fronte mare, una vista pazzesca, anche se le mura sono un po’ fatiscenti.

È un’ eccellenza, i medici e il personale sono bravissimi, è la terza volta quest’anno che la bimba viene ricoverata lì, la seconda che vado a trovarla.

I bambini non dovrebbero soffrire né essere ricoverati né stare male, dici è un’ovvietà, ma quando poi lo vedi, soprattutto in alcuni reparti, ti si chiude la gola.

Prepariamo una cheesecake con Clara, alle pesche, domani probabilmente i cornetti, vuole dormire nel lettone, io mi bevo un grappino mentre scrivo, penso al Gaslini al mare e ai bimbi che ho visto lì, a mia nipote, a sto core de latta che mi ritrovo che alla fine farsi scivolare le cose addosso è meglio sempre, non soffri, non te se chiude la gola,  non sei sempre incazzato con il mondo.

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