#inordinesparso
2-Ancora del ragazzo perso e del tenente congedado
Quella sera,il ragazzo perso camminava a passo più’ spedito del solito,detestava essere in ritardo e non gli piacevano gli sguardi di disapprovazione che ne sarebbero seguiti. Davanti al piccolo bar della piazza stava seduto il tenente congedado,con il solito bicchiere di speranza in mano e lo sguardo assente. Accelera il passo,non vuole fermarsi a parlare con lui,sa’ bene quanto possano essere devastanti le sue oratorie e quanto il suo eloquio alcolico possa solo essere nocivo per i suoi nervi,ma l’incontro e’ inevitabile e il tenente lo afferra per un braccio con il fare bonario degli ubriaconi che cercano compagnia, invitandolo a sedersi.
Al ragazzo perso solitamente non piaceva disattendere le aspettative degli altri,soprattutto di chi gli dimostrava affetto e al tenente era molto legato,il loro era un rapporto d’amicizia vero e proprio,non di quelli in cui ti senti al telefono per riempire un vuoto,ma di quelli che se sei in mezzo al nulla ti vengo a prendere e ti porto al sicuro.
Una sera di qualche anno prima,il ragazzo perso si era trovato in una brutta situazione: cinque tipi strani con gli occhi rossi e l’alito di vodka lo avevano aggredito per rubargli quelle poche cose che aveva,qualche moneta per pagarsi il cibo e un apparecchio per la musica,lo teneva spesso nelle orecchie,gli piaceva volare con la fantasia mentre ascoltava le canzoni,gli piaceva andare oltre il grigio e quell’odore nauseabondo.
Mentre i cinque,non contenti continuavano a picchiarlo ed a sputargli addosso, da un vicolo buio,come fosse un fantasma apparve il tenente che intervenì’ per difenderlo e ci prese tante di quelle botte da guadagnarsi due settimane di ospedale.
I cinque scapparono,con qualche denaro in tasca e la rabbia placata,lo strumento per la musica era in terra,rotto e il ragazzo perso pianse,non solo per l’umiliazione subita,ma per il suo compagno di strada,quella radiolina in grado di farlo evadere e sognare.
Inutile dire che tra i due nacque subito una grande amicizia,ogni giorno il ragazzo andava a trovare il tenente in ospedale e ogni giorno il tenente gli raccontava una storia diversa,fatte di avventure,amori e sconfitte,la storia della sua vita.
Al tenente mancavano tre dita della mano sinistra ed ogni volta che un discorso lo entusiasmava agitava le braccia ed il pollice e l’indice rimasti figuravano una pistola immaginaria,sembrava un vecchio cow-boy suonato e ubriaco. Aveva perso le dita in un ‘altra rissa,il tenente aveva questo brutto vizio, di voler sempre aiutare chi era in difficoltà’, qualunque fosse stato il prezzo da pagare. All’epoca era un ufficiale dell’esercito di un paese ad est e una sera mentre montava di guardia,senti’ le grida di una giovane donna provenire dal retro della polveriera. Accorse e vide tre commilitoni con divisa e galloni che volevano divertirsi con lei.
Aveva cuore e coraggio il povero diavolo,senza dubbio,intervenne per difendere la donna e durante la rissa che ne segui’ uno dei tre gli sparo’ ad una mano,facendogli perdere tre dita. Il giovane ufficiale che gli sparo’ era il figlio del generale comandante della caserma e ne uscì’ pulito,mentre il tenente venne congedado con disonore. Fini’ senza casa,in mezzo ad una strada,ma era un guerriero nato e camminando e soffrendo con autostop e mezzi di fortuna arrivò’ nella città’ delle luci e dei frastuoni.