#inordinesparso
4-Quella sera l’aria profumava di buono
Il ragazzo perso ringrazio’ il tenente,lo abbraccio’ e gli disse che forse da quella sera si sarebbero visti più’ raramente,gli disse che questa volta non poteva fermarsi a bere con lui,perché’ il suo cuore batteva forte e l’aria profumava di buono,come i suoi capelli,pensava tra se’. Per la prima volta da quando aveva memoria si sentiva davvero bene,in pace e felice ed entusiasta come un bambino. Nel pomeriggio,prima di andare nella stazione delle anime buie,era andato a ritirare la liquidazione dalla locanda del prendi o lascia,era una trattoria,bar e vineria,dove aveva lavorato negli ultimi anni,per pagarsi gli studi di antropologia e per vivere una volta laureato,dato che per gli antropologi non c’erano molte possibilità’.
Nella locanda si trovava bene,era un bravo cantiniere e mesceva il vino con passione,spiegando al ricco,al colto,al povero e allo scroccone quel che bevevano,con un amore per quel frutto della terra che nemmeno Bacco in persona avrebbe potuto onorare di più’.
I genitori del ragazzo perso se ne erano andati,una mattina di sole,una delle prime domeniche di primavera,dopo avergli dato due baci e la promessa di tornare presto da quella terra lontana dove andavano in cerca di fortuna,dicevano che lo stavano facendo per il suo bene,ma avrebbe preferito non restare da solo per giorni,mesi ed anni,avrebbe preferito dividere i pasti con qualquno e avere storie di cui parlare la sera a cena.
Dopo un po’ di tempo smisero anche di inviargli i soldi e il ragazzo perso si trovo’ costretto a caversela da solo,ancora più’ solo,fu cosi che in un grigio lunedì di tristezza entrò’ per caso nella locanda del prendi e lascia,iniziò’ a parlare di vino con il proprietario e questi vedendo passione nelle sue parole,lo tenne con se’,dandogli un lavoro e trattandolo come un figlio.
Quel pomeriggio per il vecchio oste fu davvero un duro colpo,il ragazzo perso se ne andava,spiccava il volo,il giovane sperduto che aveva accolto in casa sua,lui vecchio oste a cui ora rimaneva la sola compagnia del suo bracco Pato e del suo enorme pancione.
Il ragazzo perso ritiro’ la liquidazione e saluto’ l’oste con le lacrime agli occhi,strappandogli la promessa di trasferirsi da lui,una volta raggiunta l’età’ della pensione ed insieme avrebbero condotto l’azienda vinicola che il ragazzo perso aveva rilevato,vendendo l’appartamento che la sua famiglia,abbandonandolo gli aveva lasciato in eredità’.
Il vecchio oste fu entusiasta di quella proposta ed era così’ felice che abbracciò’ il povero bracco Pato tanto forte da stritolarlo quasi ,con il suo enorme pancione.
I suoi baffoni bianchi,ingialliti un po’ dal fumo ora tremavano di felicità’: non sarebbe morto da solo,con alle spalle gli unici ricordi di una vita da oste,ma avrebbe trascorso la vecchiaia insieme a quel ragazzo cresciuto come un figlio.
Il tempo correva veloce ed il ragazzo perso doveva andare,forse per l’ultima volta prima di partire,nella taverna del bacarozzo opportunista e poi nella stazione delle anime buie,lui perso tra i persi ora aveva trovato la sua stella. Voleva fare in fretta quella sera,salutare i suoi compagni di viaggio, gli anziani e poi scappare subito da lei,che lo aspettava alla stazione degli autobus.