Ballata del ragazzo perso e Nefertiti (parte 7)

#inordinesparso

7-il capo Rom

Il capo Rom era un tipo strambo,il suo cappellaccio a tesa stretta,nero e consunto e i suoi baffoni ne facevano lo zingaro tipo e niente lo avrebbe allontanato da quello stereotipo di nomade dell’est,se non fosse che nomade non era proprio.
La sua casa era nel centro del borgo e al mattino quando la gente lo vedeva circondato da donne con gonne colorate e scarpe con la zeppa in sughero,subito il mostro nero chiamato preconcetto faceva il suo ingresso trionfante accompagnato da trombe suonate da vecchiette davanti al sagrato della chiesa o in fila dal medico.
Molte volte il capo Rom aveva dovuto subire la visita di quel mostro,a scadenza settimanale a casa sua suonavano il campanello uomini in divisa,difensori del pensar bene e tutori dell’ordine. A niente servivano le carte di regolar rogito e i documenti che dimostravano la buona salute e la conformità’ a legge’ della sua attività’ di sarto,si proprio così’,il capo Rom aveva una sartoria dove confezionava abiti eleganti e gonne colorate,berretti in lana e poesie cantilenate.
Ai tutori dell’ordine regalava bottiglie di acquavite distillata,quella si illegalmente, nel retrobottega,ma gli agenti sembravano gradire e lo lasciavano in pace per una settimana intera,quella successiva avrebbero bussato di nuovo alla sua porta.
Il capo Rom aveva sempre gli occhi tristi,ogni volta che scendeva nella stazione delle anime buie per aiutare  la compagnia della taverna,lo si vedeva spesso guardare la luna oltre i piloni grigi della tangenziale e sospirare,tirava fuori dal taschino la borraccetta in acciaio che conteneva la sua acquavite e faceva un brinidisi con luna stessa,maledicendola.
Dopo che il ragazzo perso venne aggredito dai cinque con gli occhi rossi e l’alito di vodka,andò’ a chiedere al capo Rom se sapeva chi fossero,in quel momento anche il ragazzo perso era vittima del preconcetto e credeva che il capo Rom,da copione,facesse parte di una qualche organizzazione criminale e che aiutasse nella stazione delle anime buie per quieto vivere,per essere lasciato in pace. Il capo Rom lo guardo’ sorridendo,oramai era abituato e lo invito’ a bere una bottiglia nel bar della piazza. Parlarono a lungo e gli racconto’ la sua storia,il ragazzo perso si sentì’ un idiota e pagò da bere. Prima di andarsene però’ gli chiese il motivo per cui maledicesse la luna,da sotto il cappellaccio al capo Rom luccicarono gli occhi e con un altra bottiglia in mano iniziò’ a mescere e a parlare della sua amata.

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